Rivoluzione tv

Negli anni ’80, prima delle parabole e dei decoder di SKY, il Regno Unito aveva quattro canali TV. Quando l’ammiraglia BBC1 trasmetteva un film, mezzo paese lo guardava e per il sistema televisivo andava tutto bene, ma la rete elettrica britannica aveva un problema tecnico da risolvere: tra il primo e secondo tempo milioni di persone si facevano il tè con il bollitore elettrico e la domanda di corrente si impennava vertiginosamente in pochi secondi. La stessa cosa succede oggi al traffico internet degli Stati Uniti tra le nove e le dieci di sera, quando un terzo è costituito dai programmi degli abbonati Netflix che si sono organizzati una serata personale. [Wired Italia: pag. 80]

I pirati di silicon valley

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É strano, uso computer da più di 25 anni e non avevo mai visto questo film. Non che sia un film spettacolare ma condensa in 95 minuti quello che ci ha portato qui oggi, a scrivere su un blog con un tablet tenuto sulle ginocchia che pesa meno di 500g.
Prima che qualcuno se lo chieda, sto utilizzando un tablet android quindi niente ipad e niente surface  ma se non ci fossero state apple e microsoft oggi probabilmente le cose sarebbero diverse.
No, non dico che senza loro la tecnologia non sarebbe stata a questo punto ma che sarebbe stata diversa, chissà magari oggi starei usando un tablet Xerox!!
Tornando al film, non so quanta verità ci sia, forse nessuno lo sa, ma mi ha colpito per come le vite di questi due personaggi e delle loro aziende si siano intersecate fra loro e che alla fine, senza “copia e incolla” non saremmo a questo punto.
Guardatelo, sono 95 minuti di relax spesi beni…

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Era dai tempi del reiserfs che non mi capita, ma anche questa volta a salvarmi è stato un editor esadecimale accompagnato da un pizzico di fortuna… I computer entrano sempre di più nella vita quotidiana e tutti ci aspettiamo siano infallibili ma quando ciò non avviene capiamo quanto sia “delicato” questo mondo.
Un banale errore di scrittura che cambia pochi byte del nostro hard disk può causare l’apparente perdita totale dei nostri dati.
Per chi non lo sapesse la sequenza di numeri riportata nel titolo del post è la signature di una partizione NTFS.
Cosa succede se questa piccola sequenza di numeri cambia??? Molto semplice windows non è più in grado di accedere alla partizione e ci chiederà se vogliamo formattare il disco!!!
Può capitare ma ci si aspetta che tool di sistema quali chkdsk possano aiutarci a risolvere il problema quando invece scopriamo che questi tool si rifiutano di funzionare per un non meglio precisato “errore irreversibile”.
Allora la soluzione sembra abbastanza logica: l’acquisto di un tool di recupero dati per scansionare tutto il disco e salvare il salvabile.
Premesso che avere una copia dei dati ci da la necessaria tranquillità, una soluzione di recupero dati però ci obbliga ad un lavoro eccessivo per rimettere in piedi il sistema dato che se come spesso accade la partizione è quella che contiene anche il sistema operativo ci tocca come minimo re-installare tutto.
Ed è proprio per evitare un lavoro eccessivo che la nostra attenzione si sposta dalla soluzione di recupero dati alla soluzione di riparazione filesystem.
In commercio ce ne sono diverse ma visto che poi non si ha la garanzia che funzionino spendere dei soldi è sempre un rischio e prima di farlo ho voluto vederci chiaro.
Mi è venuto in aiuto questo sito: http://www.ntfs.com dove ho letto qualche nozione tecnica sull’NTFS per capire da cosa derivava il mio problema e se era in qualche modo facilmente riparabile.
Bè alla fine la soluzione è stata semplice: ho preso un editor esadecimale (specifico per dischi), ho cercato l’ultimo settore del disco e l’ho ricopiato sul primo che era evidentemente danneggiato visto che non si trovava più nemmeno la signature e poi ho incrociato le dita.
Appena salvato windows si è animato e mi ha mostrato il contenuto del disco che era esattamente come l’istante prima del crash.
Ora la domanda nasce spontanea: è possibile che mamma microsoft con il suo tool chkdsk non sia stata in grado di fare lo stesso lavoro o di indicarmi invece di un assurdo “errore irreversibile” la giusta modalità di procedere???

Per questa volta mi è andata bene, vedremo la prossima.

Italia condannata dalla corte europea per i diritti umani

Non è la prima volta che l’Italia viene condannata da qualche tribunale europeo ma a mia memoria è la prima volta che una sentenza afferma quello che molti italiani “comuni” sanno da molto tempo: la legge non solo non è uguale per tutti ma spesso favorisce alcuni danneggiando i diritti di altri.
A molti questa vicenda è sconosciuta ma sto parlando di Europa7. La vicenda è talmente lunga e costellata di sentenze (sia a favore che contrarie) che x la versione integrale vi rimando alla pagina di wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Europa_7) ma il riassunto è questo : nel 1999 europa7 vince la gara x la concessione di frequenze necessarie alla trasmissione su tutto il territorio nazionale di un canale televisivo ma essendo un nuovo operatore deve attendere che questa frequenza le venga assegnata. Quindi ha il permesso di trasmettere ma non il mezzo x farlo. In realtà il mezzo ci sarebbe ma è attualmente occupato da un altro canale che x la stessa legge ha perso la concessione di trasmettere. Il canale in questione è Rete4. per un pò Rete4 ha continuato a trasmettere in violazione della legge fino a quando il gioverno berlusconi non ha fatto una nuova legge che prorogava la sua concessione. Gli anni passano e mentre Europa7 fa ricorsi in tutti i tribunali possibili il governo o ingnora la questione o fa leggi proroga. Questo va avanti fino al 2010 quando finalmente qualcosa si muove e grazie ai primi passaggi al digitale terrestre alcune frequenze si liberano e vengo assegnate a Europa7. Le cause però vanno avanti anche perchè ci sono in ballo ingenti danni e finalmente qualche giorno fa il tribunale per i diritti umani ha detto la parola fine riconoscendo ad Europa7 un risarcimento di 10 milioni di euro. La cosa però che mi ha colpito maggiormente è la motivazione della sentenza che evidenzia come Europa7 non abbia potuto iniziare a trasmettere perchè in più occasioni le autorità italiane hanno interferito con i diritti del richiedente realizzando leggi che hanno permesso ai soggetti che impegnavano le frequenze contese di continuare a trasmettere. Io credo che quando un tribunale x i diritti umani riconosce che le autorità di uno stato interferiscono attraverso l’emanazione di leggi con i diritti di qualcuno sia ora che qualcosa cambi altrimenti il futuro sarà sempre più buio…

C’era una volta l’http…

La mia memoria ultimamente fa acqua per cui non ricordo più bene le date ma una cosa che ricordo  di quando ero “un neonato di internet” è che l’http era un protocollo giovane e che quello che noi oggi spesso confondiamo con internet era solamente un nuovo modo per accedere a delle pagine di testo. Era già molto utilizzato ma ancora si sentiva parlare di Gopher e le pagine html del tempo non avevano nulla a che vedere con quelle di oggi. Questa premessa perchè qualche giorno fa mi sono imbattuto in una parola ( SPDY ) e incuriosito mi sono messo a leggere per capire di cosa si trattasse.

Innanzi tutto la pronuncia “SPeeDY”, poi la sua definizione: “is an experimental networking protocol developed primarily at Google for transporting web content”. Spdy quindi è un protocollo di rete sperimentale, sviluppato principalmente da google per il trasporto di contenuti web. Ok,ok lo sapevo già che centrava google altrimenti, con molta probabilità, sarei passato oltre ma di cosa si trattasse e soprattutto che molti di noi lo stanno già inconsapevolmente usando proprio non lo sapevo.

Non volendo fare una lezione teorica sul suo funzionamento dico soltanto che è nato per risolvere alcuni punti deboli dell’http ed ottenere maggiori prestazioni nel “fornire” pagine web. Ad oggi è già disponibile il modulo per Apache ed è implementato su Chrome (dove è attivo di default), su firefox, seamonkey e persino sul browser presente in kindle e tutti i siti dei servizi google lo stanno già implementando. Avrei voluto implementarlo anche sul mio blog ma funziona solo in SSL quindi per ora ho evitato.

Non è ancora diventato uno standard ma se la metà dei browser in circolazione già lo implementano penso che non tarderà molto ad diventarlo e prima o poi l’http siederà al fianco di ghoper nei nostri ricordi. E tutti vissero felici e contenti…

Bar sport

No, tranquilli non voglio fare una recensione del film con Claudio Bisio (di cui ho scoperto solo oggi l’esistenza) ma la fotografia di un pomeriggio x me anomalo..
Credo di essere uno dei pochissimi maschi italiani che non seguono il calcio ma mi trovo qua, il 25 aprile, in un bar di paese,  a seguire quella che geograficamente parlando dovrebbe essere la mia squadra del cuore.
Non è la prima volta che mi trovo a guardare il calcio, in fondo in Italia è praticamente impossibile evitarlo, ma forse complice la festività o l’inutilità del risultato (la mia squadra è ultima in classifica e gioca contro la prima) sto osservando più l’ambiente che la partita.
Per una volta sono parte del fenomeno italiano.
Si perché di fenomeno si tratta, quel fenomeno che diversi anni fa faceva si che la maggior parte degli uomini italiani si trovassero tutti insieme in qualche bar ad esultare od imprecare davanti ad un televisore.
Cambiano i tempi, cambiano i giorni ma il fenomeno rimane invariato: spedite le donne alle terme siamo tutti qua a seguire un pallone che rotola su un campo verde. Per 90 minuti non ci sono più problemi o pensieri ma c’è fervore, insulti all’arbitro e cuore in gola. insomma sana competizione.
Per dirla tutta qualche donna c’è, infatti negli ultimi anni le tifose sono aumentate, ma sono poche e quelle di ritorno dalle terme non si azzardano ad entrare ma per sicurezza il barista ha spostato le cibarie dell’aperitivo all’aperto per evitare che a turno passino davanti alla televisione.
Dal passato qualcosa però è cambiato: non ci sono più le radioline che sono state sostituite dai più moderni smartphone ma il risultano non cambia a parte che mi posso distrarre e scrivere questo noiosissimo articolo.
Per vostra fortuna la partita nonostante lo 0-0 si fa interessante quindi mi ritiro x seguire gli ultimi 15 minuti e cercare di rubare un pò di pizza dalle grinfie delle ragazze…

Passato, presente e futuro

Sono qui accerchiato dalla tecnologia che vago senza una meta in quell’immenso mare di informazioni che è internet quando mi imbatto in un articolo dove si parla di Monkey Island che gira su tablet android. Ecco che con la mente torno al passato e comincio a ricordare le infinite partite giocate, la frustrazione per gli enigmi non risolti o il senso di grandezza quando quegli stessi enigmi cadevano sotto i colpi dell’insistenza (o di qualche trucco letto su un giornale specializzato!! ). Piccolo inciso per i giovani: Monkey Island era il gioco più “cool” del momento e, anche se non è stata la prima, ha decretato il successo delle avventure grafiche per pc. Allora prendo il mio Galaxy Tab e in 5 minuti installato l’emulatore e il gioco (ora scaricabile liberamente su internet) comincio una nuova vecchia avventura alla guida di Guybrush Threepwood. Mentre gioco penso a questa strana accoppiata, un tablet di ultima generazione e un gioco del 1990 che funzionano come se fossero fatti l’uno per l’altro e penso a come nel 2012 un emulatore per vecchi giochi possa fare +50mila download dal market android. Tra l’altro visto che mi passava tra le mani anche un new ipad ho provato ad installarlo anche lì scoprendo che l’emulatore non esiste (almeno non su itunes) ma che sono state fatte delle vere e proprie ri-edizioni per gli amanti del genere. Ma chi gioca a queste saghe, noi “anziani” dell’informatica in preda alla malinconia per il passato o giovani di oggi per deridere la pessima grafica di queste avventure? E domani? Si continuerà a ripensare agli anni 90 oppure la nostra generazione scomparirà per lasciare posto a quei giochi in HD che tanti di noi non trovano più così divertiti? Bè io per il momento torno a giocare un po’ con il passato per poi domani tornare al presente e pensare al futuro.

Nel profondo dei Caraibi, l'isola di Mêlée.